Come si supera un trauma collettivo?

Questo periodo ha esteso a tutta la popolazione l’esperienza del trauma. Ha preso dentro tutti, così anche i più forti di noi iniziano a sentire il peso di questa situazione.

Una collettività traumatizzata rischia di non trovare soluzioni per andare avanti, penso all’economia locale e nazionale. Il trauma fa il suo esordio con dei sintomi fisici.

A livello fisico può capitare di sentire mal di testa, bruciore di stomaco, senso di spossatezza e insonnia. Sono i classici segnali di un eccesso che non ha trovato via di scarico.

Il sistema nervoso va in modalità “protezione”.

In questa emergenza: bombardati da notizie nere, sulla salute e sull’economia, a livello locale e mondiale. Senza la possibilità di fuggire (neppure virtualmente) l’unica soluzione è il “blocco”.

Se dopo una notizia funesta era sufficiente una serata con gli amici, una passeggiata in centro o una corsetta al parco. Ognuno di noi aveva i suoi modi per scaricare l’eccesso: la lezione di yoga, il corso di ballo o la serata al karaoke. Nella quarantena non è più possibile.

Queste strategie per scaricare lo stress in eccesso non sono più attuabili nello scenario che stiamo vivendo.

Ci tocca re-inventarci, trovare modi nuovi di vivere il nostro corpo e la nostra psiche.

Quindi, come si supera un trauma collettivo?

1) Il trauma si supera insieme.

Il sistema nervoso autonomo per ritornare in equilibrio ha bisogno di impegno sociale (social engagement).  Questa specifica emergenza richiede distanza fisica, ma NON distanza affettiva o psicologica dagli altri.

Le persone traumatizzate fanno enorme fatica a creare relazioni soddisfacenti, si sentono isolate e la loro mimica facciale perde tonicità, perché i muscoli del viso sono connessi al sistema nervoso parasimpatico viscerale che garantisce proprio quella sensazione di sicurezza e fiducia di cui abbiamo bisogno per uscire fuori da questo trauma.

L’essere umano è un animale sociale.

Il riconoscimento del viso umano è una delle prime funzionalità presenti nel neonato. La mimica facciale diventa espressione della nostra capacità di sentire sicurezza all’interno del gruppo. 

Una comunicazione interattiva, anche online, può garantire il contatto oculare ed il riconoscimento di un viso umano, aiutando il ripristino del normale funzionamento del parasimpatico viscerale.  

Se sei in compagnia, evita la tecnologia per comunicare con i tuoi familiari, stai in contatto con loro, anche fisico. 

Un abbraccio di pochi minuti può aiutare il tuo sistema immunitario e soprattutto sostiene il rilascio dell’ossitocina, l’ormone del piacere e della fiducia.

2) Ascoltare le proprie sensazioni fisiche.

Quando c’è un eccesso prolungato nel tempo, il sistema nervoso per difendersi, e sopravvivere, taglia fuori le sensazioni del corpo. Si crea una sensazione di dissociazione, come se fossimo solo pensieri, solo testa, automi senza emozioni. 

Le capacità decisionali, a livello cognitivo, sono efficaci nella misura in cui siamo consapevoli delle nostre reazioni fisiche viscerali.

Quando dobbiamo decidere cosa vogliamo abbiamo bisogno di sentirlo nella pancia o in altre parti del corpo.

In mancanza di queste informazioni, il cervello sceglierà in modo coatto, senza consapevolezza. Potremmo ritrovarci giorni o mesi più avanti a subire le scelte fatte in questi momenti di dissociazione. 

Fermarci 5 minuti (300 secondi) al giorno ad ascoltare le proprie sensazioni corporee può portarci piano piano ad uscire fuori dal trauma e riconquistare la nostra resilienza. 

Partire da ciò che sentiamo di più: i piedi nelle scarpe o la schiena appoggiata alla sedia oppure il petto che si alza e abbassa durante la respirazione. 


Parti da ciò che senti al momento, potrebbe essere pochissimo, un segnale debole, ma resta lì per qualche minuto e vedrai un cambiamento graduale nella tua capacità di sentire il corpo.

3) Dimensione temporale.

Rossella aveva perso tutto, la sua proprietà era bruciata, le persone a lei care era morte o ferite. In questo catastrofico scenario della guerra di secessione americana, il celebre personaggio del film Via col vento, recita queste parole:

Dopotutto, domani è un altro giorno!

Quando la resistenza non più è sufficiente per compensare l’eccesso, quando l’offesa è stata prolungata nel tempo o è stata così intensa, è necessario ripristinare la resilienza.

La resilienza è la nostra capacità di ritornare a vivere bene anche dopo che un evento ha spezzato la nostra resistenza.

A livello mentale la resilienza è connessa alla dimensione temporale.

Intervistando le persone tornate a casa senza segni di trauma da situazioni di prigionia, campi di concentramento o scenari di guerra, è emersa la loro capacità di minimizzare le difficoltà del momento proiettando un cambiamento nel futuro. 

I slogan mentali di queste persone erano del tipo: tutto passa. Questa situazione terminerà presto. Domani andrà meglio e ogni giorno sempre meglio.

Fonti:

Porges SW. The polyvagal theory: new insights into adaptive reactions of the autonomic nervous system. Cleve Clin J Med. 2009;76 Suppl 2(Suppl 2):S86–S90. doi:10.3949/ccjm.76.s2.17

Cohen S, Janicki-Deverts D, Turner RB, Doyle WJ. Does hugging provide stress-buffering social support? A study of susceptibility to upper respiratory infection and illness. Psychol Sci. 2015;26(2):135–147. doi:10.1177/0956797614559284

Murphy MLM, Janicki-Deverts D, Cohen S. Receiving a hug is associated with the attenuation of negative mood that occurs on days with interpersonal conflict. PLoS One. 2018;13(10):e0203522. Published 2018 Oct 3. doi:10.1371/journal.pone.0203522

Hoge EA, Lawson EA, Metcalf CA, et al. Plasma oxytocin immunoreactive products and response to trust in patients with social anxiety disorder. Depress Anxiety. 2012;29(11):924–930. doi:10.1002/da.21973

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